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Dalla presentazione di Francesco Miano e Giuseppina De Simone

 

Superando antichi pregiudizi, mistica e filosofia possono ritrovare il senso di un confronto che si intesse a partire dal loro comune rivol­gersi all'interiorità sia pure da prospettive diverse. Esplorare l'interiorità vuol dire toccare il fondo, le profondità ultime di ogni esperire, laddove le cose, gli eventi e gli incontri prendono un nome. Nel moltiplicarsi vertiginoso delle relazioni in cui tutto il reale sembra risolversi, l'interiorità si ripropone come centro unificante capace di dare profondità e spessore a ciò che rischierebbe altrimenti di rimanere pura esteriorità.

 

Pur nella varietà delle posizioni e dei problemi della filosofia, il peculiare nesso che la mistica realizza di esperienza e di conoscenza di Dio e dell'uomo, non può non sollecitare l'attenzione di tutte quel­le prospettive filosofiche realmente disposte a scrutare gli orizzonti del divino muovendo però da adeguata attenzione all'uomo e in partico­lare all'uomo del nostro tempo. «La mistica, se così vogliamo chia­marla, è infatti da un lato, la vera scienza dell'anima, in grado di scen­dere davvero nel suo "fondo" e di esperire la verità dell'uomo, che è lo spirito.... Dall'altro lato essa è scienza di Dio, ed ha il merito di aver tenuto viva, in mezzo alla banalità del nostro tempo, religiosa o laica che sia, l'esperienza della non-alterità dell'essere, dell'unità Dio-uo­mo». (M. Vannini, Mistica e filosofia, Casale Monferrato 1996, p. 20).

Il mistico «non chiede di conoscere chiede di essere» (M. Cacciari, Prefazione a M. Vannini, Mistica e filosofia, cit., p. 12). Ma in un certo senso non può essere senza conoscere. In questo ritrovato rapporto tra conoscenza ed essere il sapere si presenta come un gustare, un sentire, piuttosto che un distaccato punto di vista sul reale.

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